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domenica, 30 marzo 2008

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programmato da OTTOverona alle ore 22:59
martedì, 25 marzo 2008

GANGSTERS CINESI. E GENTILUOMINI MONDIALISTI

 

Le rivolte di monaci e di nazionalisti tibetani contro l’autorità cinese a Lhasa hanno dato il via ad una serie di dibattiti che vedono due posizioni contrapposte. C’è chi è schierato decisamente e incondizionatamente con i tibetani (e tra questi qualcuno ritiene che le Olimpiadi che si svolgeranno a Pechino meritino il boicottaggio), e chi invece pensa che quella scoppiata in Tibet sia una protesta ispirata da potenze occidentali allo scopo di far trionfare anche in questa parte di mondo una nuova rivoluzione democratica in funzione anticinese e pro statunitense.

Ancora una volta ci troviamo su posizioni diverse rispetto a quelle di entrambi gli schieramenti, e, pur avendo una parziale comprensione per coloro che sospettano lo zampino di Washington dietro agli avvenimenti di Lhasa, riteniamo pura oppressione l’azione condotta da Pechino contro il popolo tibetano. Ci spieghiamo. Le cosiddette “rivoluzioni arancioni” (che ovviamente nulla hanno a che vedere con il colore delle vesti dei monaci buddisti) che hanno investito l’Europa negli ultimi anni, e che marciavano sulla fanfara e sui dollari americani, hanno giustamente diffuso tra chi è più attento alle questioni di geopolitica, un senso di diffidenza nei confronti di ogni movimento che possa in qualche modo ricordare queste operazioni pianificate dal Dipartimento di Stato.

In questa diffidenza ci riconosciamo, e troviamo l’unico punto di incontro con coloro che oggi, per la questione tibetana, fanno gli avvocati difensori della Cina.

La diffidenza è giustificata: a Dharamsala, la città indiana in cui è ospitato il governo in esilio del Tibet, sventolano decine di bandiere a stelle e strisce. Lo stesso cosiddetto leader spirituale dei Tibetani, e dei Buddisti in genere, il Dalai Lama è personaggio dalla non cristallina reputazione, quando si parli di diritto dei popoli all’autodeterminazione, visto che il suo spirito non violento doveva essersi distratto per un po’, quando appoggiò i criminali bombardamenti della Nato contro l’orgoglio serbo.

Ma, come dicemmo mesi fa in occasione dell’insurrezione dei monaci birmani contro la giunta di Rangoon, non ci bastano queste ipotesi di “contaminazione” per schierarci dalla parte della repressione. Abbiamo letto in questi giorni molti commenti a sostegno della posizione filocinese: in uno in particolare si sottolineava l’appoggio che l’industria cinematografica di Hollywood starebbe garantendo, “per motivi imperialistici” alla causa tibetana, attraverso la produzione di pellicole dedicate all’argomento. Cito testualmente da un articolo di Sara Flounders apparso su “Workers World”: “Uno di quest film, "Sette anni in Tibet", è stato basato su di un libro scritto da un nazista austriaco, Heinrich Harrer, coinvolto in alcuni dei crimini più brutali dei nazi-fascisti austriaci. Harrer finì in Tibet durante la seconda guerra

mondiale in missione segreta per l'imperialismo tedesco, che stava tentando di competere con l'imperialismo britannico in Asia. Egli fu accettato nel circolo più ristretto, fra la nobiltà tibetana”.

A parte le imprecisioni contenute nel paragrafo, crediamo volutamente inserite al fine di rafforzare il trinomio nazismo-tibet-crimini brutali, la Flounders non ottiene altro effetto, per quanto ci riguarda, di farci guardare con maggiore simpatia alla nobiltà tibetana che accolse nel suo ristretto circolo lo scalatore Heinrich Harrer (a differenza di quanto avrebbero fatto di lì a qualche anno le forze di occupazione cinesi, i nazionalsocialisti ebbero nei confronti del Tibet, della sua storia e delle sue tradizioni un grande rispetto ed un sincero interesse legato in gran parte alla convinzione dell’esistenza di un legame spirituale tra Ariani e Tibetani ). Il linguaggio e la metodologia utilizzati in questo articolo del “Workers World” sono esattamente gli stessi che la macchina propagandistica israelostatunitense mette in campo quando si tratta di screditare e demonizzare movimenti o leader della resistenza all’egemonia mondialista. L’accostamento a qualche impresentabile nazista, il riferimento a crimini brutali dell’accoppiata nazifascista, l’allusione alla sottintesa arretratezza della società contro cui è indirizzato l’attacco (in questo caso rappresentata dalla nobiltà tibetana, emblema di un mondo indigesto sia per i marxisti che per i liberalcapitalisti).

Come nel caso dei Karen in Birmania, il rischio di sfruttamento di una vicenda che coinvolge un intero popolo da parte delle élite mondialiste effettivamente esiste. Ecco perché ci troviamo distanti anche da coloro che acriticamente si gettano tra le fila della crociata anticinese diventando strumento della propaganda occidentale. Va evidenziato che lo sfruttamento delle esplosive situazioni autonomiste da parte occidentale non viene attuato fomentando la rivolta di questi popoli nei confronti dell’oppressore (sia esso la Cina o il regime militare birmano), bensì cercando di guadagnarsi la loro fiducia e la loro amicizia attraverso ipocrite e sterili condanne politiche della repressione. A costo zero. Il tempo del finanziamento delle guerriglie anticomuniste è finito da un pezzo, ricordiamolo. Oggi si finanziano guerriglie dedite al narcotraffico, come l’UCK kosovaro. O quelle che mettono i bastoni tra le ruote della Russia che punisce gli oligarchi.

Dovrebbe risultare del tutto evidente che Cina e Stati Uniti (per non parlare di altri paesi europei o di “entità” sovrastatali dedite ad attività criminal-finanziarie) fanno parte dello stesso fronte. Il peso economico della Cina (e delle sue banche!) sull’Occidente in genere e sugli USA in particolare è enorme. Il mercato cinese inoltre rappresenta per le democrazie liberiste la grande occasione per ridare fiato alle loro economie oramai moribonde. I gangsters di Stato cinesi, veri e propri capitalisti che sfruttano il lavoro di milioni di schiavi e stringono favolosi contratti commerciali con imprenditori di tutto il mondo, bruciano (assieme agli statunitensi e agli indiani) la grande maggioranza delle risorse energetiche del pianeta e sono i principali inquinatori della terra, si trovano perfettamente a loro agio con i gentiluomini mondialisti di casa nostra.

Per non andare tanto lontano, basti ricordare che i principali sponsor di più strette ed amichevoli relazioni con il gigante dagli occhi a mandorla sono Carlo Azeglio Ciampi, Cesare Romiti e il coccolato nipote dell’Avvocato, John Elkann, membro del consiglio di amministrazione della Fondazione Italia-Cina. Francamente non mi sembrano soggetti dalla grande sensibilità per istanze popolari e per battaglie identitarie.

E per quale motivo secondo voi i leader mondiali non hanno messo in dubbio la loro presenza alle cerimonie di apertura delle Olimpiadi? Perché lo stesso Dalai Lama, oramai evidentemente non più legittima bandiera della sua gente, si affretta a dichiarare che i Giochi non vanno boicottati? Ovvio, la Cina sta entrando con giudizio nella grande famiglia del WTO (l’Organizzazione del Commercio Mondiale), e seppur in concorrenza commerciale con i Paesi occidentali, è una pedina dello stesso gioco. Anzi, ne è divenuta una colonna portante. Ecco perché il solo fatto che qualche drappo americano sventoli a Dharamsala non ci basta per liquidare la lotta del popolo tibetano come una invenzione di qualche “think-tank” californiano. Quale abissale differenza c’è tra le facce degli aderenti alle rivoluzioni di marca “Soros” e questi “brutti, sporchi e cattivi” montanari tibetani che prendono a calci in culo i freddi mercanti cinesi che hanno colonizzato il loro paese!

In Thailandia gli americani stanno distribuendo permessi di immigrazione negli States a migliaia di profughi Karen. Condannano verbalmente la giunta di Rangoon, ma anziché fornire reali aiuti al popolo Karen perché resista e sopravviva all’estinzione, favorisce quest’ultima disperdendo i suoi figli tra le fabbriche del sistema capitalistico.

Non è forse questo un sistema per uccidere un popolo? O pensate veramente che Washington stia dietro le rivolte delle minoranze etniche birmane? I leader combattenti Karen fanno di tutto per cercare di riportare in Birmania la loro gente, per cercare di ricostruire una società tradizionale in grado di difendersi e di produrre mezzi di sostentamento, e intanto gli americani sottraggono loro le forze che dovrebbero contribuire a questo progetto rivoluzionario.

Ah, dimenticavamo, un progetto che i soliti articolisti definirebbero “feudale” e “reazionario” poiché non costruito su protocolli di chiara ortodossia modernista.

Pensare dall’altra parte che la Cina rappresenti in qualche modo il contrappeso al soffocante ed intollerabile predominio statunitense, e per questo vada scusata quando reprime la lotta per una maggiore autonomia (non indipendenza) dei Tibetani ci pare fuori dalla realtà.

Lo ribadiamo, siamo per la difesa della identità culturale e del patrimonio spirituale dei Popoli. Sostenere che il Tibet non abbia diritto ad una maggiore autonomia e al rispetto delle sue tradizioni perché “non è mai stata una entità autonoma” è per noi inaccettabile. Correre a sostegno delle tesi Cinesi solo perché c’è il pericolo che il Tibet cada nella rete statunitense denota una impotenza e una rinuncia alla “terza via” allarmanti. In tal modo riteniamo che si privino le stesse genti in lotta, della consapevolezza del valore assoluto che va attribuito alle loro radici. Il che è esattamente ciò che fa il mondialismo, favorendo artificiali gemellaggi tra società tradizionali e società secolarizzate che si concludono fatalmente con la capitolazione delle prime.

Noi cercheremo sempre, con i pochissimi mezzi a nostra disposizione, di batterci affinché si diffonda la cultura della resistenza antimondialista basata sull’eredità culturale propria dei Popoli coinvolti. Perché Impero ed imperialismo, ci par di ricordare, sono cose diametralmente diverse. E perché laddove sventolano i simboli solari sentiamo il richiamo irresistibile di comuni radici spirituali.

 

Franco Nerozzi

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programmato da OTTOverona alle ore 12:23
sabato, 22 marzo 2008

A fronte dei 10 anni di vita in cui sta entrando...

Occorrono i vostri giudizi e/o un aggettivo su OTTO, positivi, negativi o indifferenti che siano, non importa.

Fateceli gentilmente avere con urgenza scrivendo a
PostaOTTO@hotmail.com, grazie.
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programmato da OTTOverona alle ore 19:49
mercoledì, 19 marzo 2008

Un diversivo goliardico...
d'altronde è
"ALTERNATIVO ANTAGONISTA"!!!
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programmato da OTTOverona alle ore 15:13
martedì, 18 marzo 2008

Tratti da WWW.CPEURASIA.ORG:

 Craxi e l'OLP: "La lotta armata dei palestinesi è legittima"


Non è un filmato di fantascienza. 6 novembre 1985: alla Camera dei Deputati, il Pres. del Consiglio Bettino Craxi riferisce sulla politica estera del Governo. Lo statista del PSI rivendica, pur contestandone l'efficacia, il diritto dei palestinesi a condurre una lotta armata di liberazione nazionale dall'occupazione straniera, citando anche il "padre della patria" Giuseppe Mazzini. In aula si scatena il partito americano: La Malfa s'innervosisce, Filippo Berselli, oggi senatore di AN, non vuole fargli finire il discorso; facce tese tra le file del MSI: si notino Tremaglia e Fini. Sappiamo tutti che fine ha fatto Craxi. Ha pagato per questo, per Sigonella, per l'opposizione alla svendita dei "gioielli di famiglia" dell'economia nazionale. Oggi lui non c'è più, indicato a capro espiatorio del malaffare italiano: ma tutti quei contestatori siedono ancora nel Parlamento della Repubblica delle banane.

Galloni: Moro mi disse che sapeva di infiltrati CIA e Mossad nelle BR


"Non posso dimenticare un discorso con Moro poche settimane prima del suo rapimento: si discuteva delle BR, delle difficoltà di trovare i covi. E Moro mi disse: 'La mia preoccupazione è questa: che io so per certa la notizia che i servizi segreti sia americani che israeliani hanno infiltrati nelle BR ma noi non siamo stati avvertiti di questo, sennò i covi li avremmo trovati'". Davanti alle telecamere di NEXT (5 luglio 2005), l'approfondimento quotidiano di Rainews24, l'ex vicepresidente del CSM ed ex vicesegretario della Democrazia Cristiana Giovanni Galloni confida un ricordo degli "anni di piombo"...

 

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programmato da OTTOverona alle ore 12:32
martedì, 18 marzo 2008

Un discorso profetico...

16 dicembre 1944: Mussolini tiene il suo ultimo discorso al teatro “Lirico” di Milano. Uno dopo l’altro, elenca i principali responsabili dello sfacelo di una nazione, del tradimento ai danni del popolo italiano che continua imperterrito, da sessant’anni, ai nostri giorni: i Savoia, che appena tornati in Italia, tra uno scandalo e l’altro, hanno accampato pretese patrimoniali insultando un popolo italiano che sprofonda sempre più nella miseria; i grandi capitalisti, sfruttatori apolidi senza patria che “delocalizzano” la produzione dove la manodopera costa poco ma propinano prezzi “italiani” agli italiani e mettono i loro risparmi nei “paradisi fiscali”; i porporati dell’alto clero, sempre a braccetto coi capitalisti mentre una buona parola consolatoria non la negano mai a nessuno; i ‘grembiulini’ delle logge che sistematicamente, alle spalle della povera gente ignara della loro tresca, si accordano per spartirsi le ricchezze della nazione in combutta con i loro “confratelli” all’estero; gli altri gradi militari felloni, i cui ‘discendenti’ oggi tengono bordone agli USA in Iraq (non ne siamo mai venuti via: informarsi per credere), in Afghanistan, in Kosovo, al valico di Rafah… Tutti costoro, definiti “traditori” in quel profetico discorso, sono sopravvissuti indenni alla sconfitta militare dell’Italia, anzi l’hanno propiziata, ed oggi nella Repubblica delle banane ci sguazzano che è un piacere. Non è questione di "fascismo" o "antifascismo": si tratta solo di capire chi, dal 1945, è amico del padrone americano dell'Italia e dell'Europa.

 

VEDI IL VIDEO SU: http://www.cpeurasia.org/?vid=2411

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programmato da OTTOverona alle ore 22:08
lunedì, 17 marzo 2008

Sabato 19 aprile Arezzo, conferenza e cena di raccolta fondi.

Sabato 26 aprile Perugia, conferenza e cena di raccolta fondi.

Venerdì 4 aprile, Verona, "La Scala", ore 21.00, cena e concerto e disco, oppure soltanto concerto e disco a partire dalle 22.00.Con cena 30 €. Solo concerto e disco + consumazione: 18 €

 
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programmato da OTTOverona alle ore 14:10
giovedì, 13 marzo 2008

PROSSIMI APPUNTAMENTI CON I BANCHETTI DI "POPOLI" CON LE UOVA DI PASQUA:

DOMENICA 16.03.08 a VERONA - PIAZZA BRA DALLE 11 ALLE 18

DOMENICA 16.03.08 ad ARCO (TN) DALLE 09 ALLE 17

 

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programmato da OTTOverona alle ore 22:36
martedì, 11 marzo 2008

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI


Il 19 febbraio, in una delle ormai sue consuete e leziose  esternazioni, Francesco Kossiga dichiara tranquillamente in relazione all’abbattimento del Dc9 dell’Itavia avvenuto il 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica che
"Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo. L'obiettivo non sarebbe stato il DC9 Itavia, bensì il leader libico Gheddafi e che fu salvato grazie a delle rivelazioni fattegli”. "La verità – aggiunge l’emerito esternatore - è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, apprese l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro (...) I francesi questo lo sapevano, videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e che si nascose dietro per non farsi prendere dal radar".

Ormai è difficile stabilire se l’ex Presidente della Repubblica  parli sotto l’impulso esilarante dell’alcool o sotto l’effetto di una incauta demenza. Un dono dell’Alzeimer? Potrebbe anche darsi. Resta il fatto che Kossiga ha nel tempo ricoperto le più alte cariche istituzionali “non potendo non sapere” quanto andava avvenendo della Colonia Italia.

Nel tragico tap-in Ustica-Bologna è avvenuto che si commercializzasse il sangue delle vittime criminalizzando gli antagonisti. Ed invece erano loro – i rappresentanti delle istituzioni - lì a tramare, ad architettare, a depistare. Decidevano loro, nella scontata logica della Ragion di Stato made in Usa, come provocare, prevenire, reprimere e… liquidare. Utilizzando le tecniche del rapimento, della liberazione degli ostaggi, dell’incastro dell’avversario politico. Grazie alle coperture della Cia  ed alla disponibilità di magistrati prevaricati quali i Sica, gli Occorsio, i De Matteo. Come documentammo sul numero 4 di Giustizia Giusta del 2007 dopo le confessioni fatte  a “Libero” il 14 luglio dello stesso anno dallo “statista” che nei costruiti anni di piombo ha ricoperto prima il ruolo di Ministro di Polizia e quindi quello di Presidente del Consiglio prima di diventare, per meriti di “servizio”, Presidente della Repubblica.

Vale appena ricordare che il 4 agosto 1980 Francesco Kossiga – al tempo Presidente del Consiglio – dichiarò in Parlamento  che l’attentato alla stazione di Bologna era un attentato “fascista”, salvo poi uscirsene disinvoltamente fuori il 15 marzo del 1991 davanti al Comitato per i Servizi di Sicurezza di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage del 2 agosto.

Nella stessa sede  l’esternatore presentò le sue “scuse” ad alcuni inutili esponenti del Msi (quelli della doppia pena di morte!) per aver addebitato alla “destra” la strage. “Il giudizio da me espresso allora fu il frutto di errate informazioni conseguenza di una subcultura. Informazioni che mi furono fornite dai Servizi segreti e dagli organi di polizia… La subcultura e l’intossicazione erano agganciate a forti lobbies politico-finanziarie”.

Il 18 marzo 1991 feci sapere attraverso le agenzie di stampa di non accettare le “scuse” di Kossiga  ritenendole “patetiche, ridicole, dolciastre e volgari”. “Le 85 vittime di un ignobile massacro (cui si aggiungono le altre vittime – a cominciare da Giorgio Vale e da Pierluigi Pagliai – dell’azione inquisitoria mirata alla ricerca di colpevoli di comodo in base alla logica della fazione, detta anche Ragione di Stato) esigono che sia fatta giustizia”. “In aula – io aggiunsi – dichiarai che Ustica chiama Bologna. L’ipotesi di una strage per coprire un massacro ha una sua precisa valenza che non potrà non fornire la spiegazione politica delle stragi che hanno insanguinato la Colonia Italia”.

Francesco Kossiga ha impudicamente taciuto e nessun magistrato – nonostante più volte i difensori dei “fascisti” condannati per editto di  “lapide” ne abbiano chiesto l’audizione –  ha voluto ascoltarlo.

Ora la “verità” su Ustica. Sono stati i Francesi (o gli Americani o – perché no?  - il Mossad ) ad abbattere il Dc9 dell’Itavia. E a Bologna chi è stato?

Ho atteso sino ad oggi a scrivere di ciò che il 19 febbraio è stato detto da Kossiga-Zorro-Estenator-Picconatore– Alzeimer(?) in attesa che qualcuno a livello mediatico che conta ne parlasse. Nulla. Nessun giornale ha aperto a tutta pagina, nessuna trasmissione, nessuno tra i maggiori siti d’informazione, nessun telegiornale si è occupato del fatto. Siamo ancora una volta al silenzio degli innocenti…

Paolo Signorelli

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programmato da OTTOverona alle ore 16:15
lunedì, 10 marzo 2008

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