programmato da OTTOverona alle ore 22:36
martedì, 11 marzo 2008

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI


Il 19 febbraio, in una delle ormai sue consuete e leziose  esternazioni, Francesco Kossiga dichiara tranquillamente in relazione all’abbattimento del Dc9 dell’Itavia avvenuto il 27 giugno 1980 sul cielo di Ustica che
"Furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo. L'obiettivo non sarebbe stato il DC9 Itavia, bensì il leader libico Gheddafi e che fu salvato grazie a delle rivelazioni fattegli”. "La verità – aggiunge l’emerito esternatore - è che Gheddafi si salvò perché il Sismi, il generale Santovito, apprese l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro (...) I francesi questo lo sapevano, videro un aereo dall'altra parte di quello italiano e che si nascose dietro per non farsi prendere dal radar".

Ormai è difficile stabilire se l’ex Presidente della Repubblica  parli sotto l’impulso esilarante dell’alcool o sotto l’effetto di una incauta demenza. Un dono dell’Alzeimer? Potrebbe anche darsi. Resta il fatto che Kossiga ha nel tempo ricoperto le più alte cariche istituzionali “non potendo non sapere” quanto andava avvenendo della Colonia Italia.

Nel tragico tap-in Ustica-Bologna è avvenuto che si commercializzasse il sangue delle vittime criminalizzando gli antagonisti. Ed invece erano loro – i rappresentanti delle istituzioni - lì a tramare, ad architettare, a depistare. Decidevano loro, nella scontata logica della Ragion di Stato made in Usa, come provocare, prevenire, reprimere e… liquidare. Utilizzando le tecniche del rapimento, della liberazione degli ostaggi, dell’incastro dell’avversario politico. Grazie alle coperture della Cia  ed alla disponibilità di magistrati prevaricati quali i Sica, gli Occorsio, i De Matteo. Come documentammo sul numero 4 di Giustizia Giusta del 2007 dopo le confessioni fatte  a “Libero” il 14 luglio dello stesso anno dallo “statista” che nei costruiti anni di piombo ha ricoperto prima il ruolo di Ministro di Polizia e quindi quello di Presidente del Consiglio prima di diventare, per meriti di “servizio”, Presidente della Repubblica.

Vale appena ricordare che il 4 agosto 1980 Francesco Kossiga – al tempo Presidente del Consiglio – dichiarò in Parlamento  che l’attentato alla stazione di Bologna era un attentato “fascista”, salvo poi uscirsene disinvoltamente fuori il 15 marzo del 1991 davanti al Comitato per i Servizi di Sicurezza di essersi sbagliato a definire “fascista” la strage del 2 agosto.

Nella stessa sede  l’esternatore presentò le sue “scuse” ad alcuni inutili esponenti del Msi (quelli della doppia pena di morte!) per aver addebitato alla “destra” la strage. “Il giudizio da me espresso allora fu il frutto di errate informazioni conseguenza di una subcultura. Informazioni che mi furono fornite dai Servizi segreti e dagli organi di polizia… La subcultura e l’intossicazione erano agganciate a forti lobbies politico-finanziarie”.

Il 18 marzo 1991 feci sapere attraverso le agenzie di stampa di non accettare le “scuse” di Kossiga  ritenendole “patetiche, ridicole, dolciastre e volgari”. “Le 85 vittime di un ignobile massacro (cui si aggiungono le altre vittime – a cominciare da Giorgio Vale e da Pierluigi Pagliai – dell’azione inquisitoria mirata alla ricerca di colpevoli di comodo in base alla logica della fazione, detta anche Ragione di Stato) esigono che sia fatta giustizia”. “In aula – io aggiunsi – dichiarai che Ustica chiama Bologna. L’ipotesi di una strage per coprire un massacro ha una sua precisa valenza che non potrà non fornire la spiegazione politica delle stragi che hanno insanguinato la Colonia Italia”.

Francesco Kossiga ha impudicamente taciuto e nessun magistrato – nonostante più volte i difensori dei “fascisti” condannati per editto di  “lapide” ne abbiano chiesto l’audizione –  ha voluto ascoltarlo.

Ora la “verità” su Ustica. Sono stati i Francesi (o gli Americani o – perché no?  - il Mossad ) ad abbattere il Dc9 dell’Itavia. E a Bologna chi è stato?

Ho atteso sino ad oggi a scrivere di ciò che il 19 febbraio è stato detto da Kossiga-Zorro-Estenator-Picconatore– Alzeimer(?) in attesa che qualcuno a livello mediatico che conta ne parlasse. Nulla. Nessun giornale ha aperto a tutta pagina, nessuna trasmissione, nessuno tra i maggiori siti d’informazione, nessun telegiornale si è occupato del fatto. Siamo ancora una volta al silenzio degli innocenti…

Paolo Signorelli

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programmato da OTTOverona alle ore 09:05
giovedì, 02 agosto 2007

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programmato da OTTOverona alle ore 15:24
domenica, 22 aprile 2007

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programmato da OTTOverona alle ore 19:02
giovedì, 12 aprile 2007

Dico a te.
A te deputato, onorevole, politico, della CdL che spendendoti per Luigi Ciavardini sei stato contento di poter mostrare che in fondo, in fondo non avevi tradito.
Dico a te, borghese della società bene, intelligente e moderato radicale di destra, che di solito non ti mischi con la canaglia imbarazzante del fronte strada, e che sei stato invece lusingato di accompagnarti al bel Luigi, presentandolo nei salotti neri: faceva così chic!
Dico a te, giornalista che hai colto l'occasione di scrivere finalmente un pezzo garantista in modo da superare un pochino il complesso d'inferiorità che provi verso i colleghi di sinistra che fino ad allora ti guardavano dall'alto in basso, e che continuano a farlo...
E non lo dico a te, camerata che organizzando incontri e concerti forse hai anche spalancato la ruota del pavone perché lui ti stava accanto trattandoti pubblicamente da pari a pari, e con la sua modestia e naturalezza di sempre non ti faceva sentire l'immensa distanza che vi separa. A te non lo dico perché tu puoi fare poco o niente. E quel poco che puoi fare immagino che lo farai comunque.
Ma lo dico a te, uomo di Palazzo, uomo di contatti, uomo di giornalismo e di comunicazione che magari hai vissuto quel sabato a Roma tra tremila fiaccole in marcia e ti sei sentito protagonista mentre in questa storia eri, e sei sempre rimasto, una comparsa quando non un parassita.
Lo sai, vero? Lo sai che un uomo innocente, un uomo coraggioso, un uomo generoso, perseguitato come neanche Sacco e Vanzetti avrebbero immaginato fosse possibile, è stato condannato due volte in un mese contro ogni evidenza, contro ogni civiltà giuridica, contro ogni forma di rispetto umano e di senso di giustizia.
Lo sai, vero? Lo sai che quell'innocente, forse, lo hai fatto condannare anche tu?
Tu, come me, come tutti noi; perché portare in piazza la Verità contro il Sopruso di potere non è mai una cosa buona, non è mai una cosa vincente. Non lo è se quell'azione non si supporta con un continuo, indefesso, operato sia politico, sia comunicativo; rivolto a tutto, a tutti, anche e soprattutto ai Magistrati. Un operato che non si può lasciare, come lo si è lasciato, all'Ora della Verità che sarebbe come voler combattere una guerra mandando avanti un fante.
Lo sai, vero? Lo sai che tenendo un basso profilo, essendoti impegnato sì ma tiepidamente, essendoti speso sì ma con non chalance, non avendoci creduto, non avendone fatto il tuo impegno prioritario, quotidiano, irrinunciabile, la tua ossessione, anche tu lo hai condannato?
E ora che fai? Lo lasci marcire in gabbia per ricordarti magari di lui una o due volte all'anno; a una commemorazione e prima di un'elezione? Lasci che i suoi figli portino il peso della sua insopportabile assenza insieme con il marchio d'infamia di figli dello stragista, visto che non possono essere ritenuti da tutti quello che realmente sono, orfani della giustizia?
Adriano Sofri, condannato dopo sette processi (due più di Luigi) è uscito. Lo hanno tirato fuori. Eppure aveva contro di lui indizi pesanti; anzi, a esser più precisi, delle prove, visto che la chiamata di correo è probante. E riguardo a Luigi non c'era nemmeno materia per un rinvio a giudizio!
Adesso tu mi dirai: ma loro sono potenti, loro sono organizzati, loro sono ovunque, loro sono conniventi.
E io ti dico: l'importante è crederci. L'importante è subissare il Presidente della Repubblica – dico subissare – con le tue richieste di grazia; una alla settimana; senza che intervenga, però, l'autoconsiderazione borghese a suggerirti ponderazione, a farti temere il ridicolo. L'importante è scrivere un articolo ogni settimana, a rischio di perdere il posto.
L'importante è fare del grido “Luigi libero!” l'equivalente catoniano di “Cartagine distrutta!” L'importante è crederci sempre, per mesi e forse per anni, senza mai abbassare la tensione. L'importante è che in calce a interventi, volantini, manifesti, eventi appaia sempre “Liberiamo Ciavardini”.
L'importante è porre riparo a quest'ignominia, lenire quest'insopportabile ingiustizia. Non lo si può fare delegando, né impegnandosi superficialmente, di tanto in tanto, con ammiccata complicità, tra una stretta al braccio e un occhiolino. Si riuscirà invece a farlo se questa diventa la prima e fondamentale preoccupazione di ogni individuo “credibile” come lo sei tu. L'ho detto a te. Ora sta a te rispondermi, risponderci, rispondergli. O t'impegni a farne un caso Sofri o è meglio che tu sparisca in una pattumiera perché se non hai il coraggio, la tenacia, la costanza, l'amore e la rabbia per farne un caso Sofri allora sei peggio di quelli che lo hanno condannato perché non hai spina dorsale.
I tempi sono sempre più difficili, qui servono uomini eretti! Come Luigi!

Gabriele Adinolfi
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programmato da OTTOverona alle ore 20:56
mercoledì, 11 aprile 2007

 

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programmato da OTTOverona alle ore 20:54
mercoledì, 11 aprile 2007

Strage di Bologna, 30 anni a Ciavardini
Cassazione conferma la condanna all'ex Nar

ROMA - L'ex Nar Luigi Ciavardini dovrà scontare 30 anni di reclusione per aver partecipato, come esecutore materiale, alla strage di Bologna. Lo ha deciso la seconda sezione penale della Cassazione dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato e confermando così la sentenza della sezione minori della Corte d'appello di Bologna che, nel dicembre 2004, lo aveva ritenuto responsabile del reato di strage.
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